Tori e Uke, due termini che non ci appartengono, non fanno parte del nostro vocabolario, non rientrano nel nostro modo di esprimerci quotidiano ai nostri modi di fare, non della nostra cultura.
Tori e Uke sono termini giapponesi, ormai usati in molte discipline come il karate, lo shiatsu, inventati dal fondatore del judo per distinguere due differenti ruoli ma che trovano, nel judo stesso, la loro migliore interpretazione in ‘entrambi attivi’.
E l’attività di cui parliamo è una attività protesa ad aiutare l’altro.
E come faccio ad aiutare l’altro ma soprattutto in che cosa e qual è la ragione per cui dovremmo farlo.
Beh, molti anni or sono gli uomini si aiutavano a vicenda, nel costruirsi una casa, lavorare la terra, in tempi non propizi come si poteva, si sentiva più questo senso tutto umano del darsi agli altri, e, come si poteva essere di aiuto si partiva a spron battuto, come se, per molti, l’aiutare gli altri fosse la cosa migliore e più appagante che si potesse fare.
Si, quel sentire chiamato aiutarsi, perché l’essere umano si è sempre unito quando voleva essere più efficace, più forte, divertirsi in compagnia dei suoi simili con cui aveva un legame, con cui si trovava bene.
E non esistono confini, barriere, limiti, colori della pelle o pensieri ideologici, se vogliamo aiutare qualcuno si parte e via.
Nel judo ci si aiuta per costruire insieme, affrontando una tecnica con le sue difficoltà: la posizione ed il movimento, la forma, l’equilibrio del corpo, l’energia, e tutto il nostro aiuto deve essere proteso non nel fare al posto dell’altro, ma aiutarlo in quello che non riesce e volere che riesca in quello che fa.
Ed è per questo motivo che il judo si rivolge maggiormente ai giovani, per comunicare questa esperienza, per collaborare nella loro formazione a pretendere che ci si aiuti per crescere e sforzarsi di riuscire laddove si è carenti.
Tutto questo è possibile se mettiamo a disposizione i nostri spazi e il nostro tempo per mostrare e sperimentare, volere che si sbagli pure, per fare sempre del nostro meglio.
Sergio