Congresso degli operatori di judo a favore dei disabili mentali
Judo, Down & Altri - Varallo Pombia (NO) 3-4 ottobre 1992.
Dalla parte dei Maestri di judo
Durante 30 anni ho visto numerosi giovani infermi nelle nostre palestre.
Per gli insegnanti della mia generazione la sfida di integrarli in una classe normale è sempre stata accettata con entusiasmo.
E qualche volta è stata vinta.
Abbiamo ottenuto risultati con i poliomelitici, con gli epilettici e, naturalmente, con i sordomuti. Al 50% con i caratteriali. Personalmente ho avuto insuccesso con un signore monco di una gamba, con gli infermi mentali gravi, con la generazione del Talidomide.
Ho visto ragazzi Down perfettamente inseriti. Ma l’argomento mi lasciava indifferente perché mi rendevo conto che senza una struttura alle spalle le mie possibilità di azione dipendevano dall’intraprendenza e dalla decisione dei genitori.
Poi scoprendo il Maestro Combe sono rimasto fulminato, prima dell’uomo e poi dal sistema. Lui è un uomo di fede: calmo, deciso e irresistibile; un uomo che onora il judo e la scuola del Maestro Kawaishi da cui è uscito. E la chiave che ci mancava è questa: scuotere le autorità, la società a creare gli insegnanti specializzati, corsi particolari, dojo differenti! La nostra apatia iniziale era dovuta alla mancanza di una struttura.
Combe, partito tanti anni fa, ce l’aveva fatta e oggi può risparmiarci anni di battaglia e di ricerche. Deve essere il nostro modello di partenza. Combe Shihan!
Così, come per gioco, tutto si è incastrato perfettamente. E il Lions Club Borromeo, partito con l’idea di fare una pubblicazione promozionale per lo sport è stato spostato e indirizzato verso una grande manifestazione sportiva di handicappati, in cui il judo ha avuto la sua parte. E il nostro uomo è venuto, i rapporti si sono stretti. E non finiranno mai più.
La lezione di Combe dice che dobbiamo lavorare per loro, non per il Judo. Basta con l’orgoglioso maestro detentore dei segreti orientali: nasce la figura del tecnico integrato in un esercito di “educatori” specializzati, medici, psicologi. Nasce l’aggiornamento professionale e lo studio dei problemi medici. Si lavora in parallelo con altri specialisti sportivi, con i maestri di scuola. E almeno al principio si ascolta con modestia la lezione dei francesi, che hanno una bibliografia di un centinaio di titoli, 150 tecnici specializzati, 20 anni di esperienza, congressi, un apposito settore federale alle spalle.
Che avventura meravigliosa.
Ne sono attratto perché mi spaventa. Mi sono accorto che i ragazzi Down presentano tanti piccoli aspetti che sono i nostri, che sono i miei. In loro ritrovo una parte di me stesso. Di colpo mi è apparso evidente che noi, i Down e gli infermi mentali apparteniamo alla medesima matrice, solo che noi controlliamo certi meccanismi e loro no.
Vi ho detto: che meravigliosa avventura per conoscere noi stessi e che paura mi fa!
Che dolcezza si prova, aggiungo, in certi attimi di riflessione! E come possiamo sfruttare questa dolcezza per percepire tutta una dimensione della vita che generalmente è trascurato nel mondo moderno!
Eccovi Claude Combe. E’ inutile che vi parli ancora, perché ciascuno di voi percepirà l’impatto con quest’uomo e con i suoi allievi in maniera diversa. Il mio compito di oggi è solo quello di garantirvi che stiamo vivendo su questo tatami due ore di judo molto intense, molto profonde.
Che voi possiate in seguito non essere più gli stessi.
Cesare Barioli – Cintura Nera 5° dan.