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Espressioni dell'essere umano

 

 

 

 

Ludovico Lazzaro Zamenhof

 

 

Creatore dell'Esperanto

 

Casella di testo:

Casella di testo:

una voce per il mondo

Lejzer Zamenhof, Il creatore dell’Esperanto

  

Lo scopo supremo di tutti gli uomini

dovrebbe essere: creare un’umanità armoniosa

(L.Zamenhof al Guildhall di Londra, 1907)

 

Frutto del genio del medico lituano polacco Lejzer Ludwik Zamenhof, essa ha superato il secolo di vita resistendo all’opposizione dell’ignoranza come pure all’ostracismo dei vari regimi totalitari che la considerarono un pericoloso veicolo d’informazione tra le democrazie e i propri popoli privati della libertà.

L. Zamenhof nacque il 15 dicembre 1859 nella città di Bialystok, in Polonia.

A 19 anni elaborò il suo primo progetto di lingua universale e 28 anni quando pubblicò il suo primo opuscolo intitolato "Internacia Lingvo" (1887) sotto lo pseudonimo di Doktoro Esperanto, (nel 1886 si specializzò in oftalmologia e l'anno successivo cominciò ad esercitare in Varsavia).

Quel 1887 fu l'anno in cui sposò Clara Zilbernik e pubblicò un opuscolo col titolo di "Internacia Lingvo", prima in russo, poi in polacco, francese, tedesco e inglese. Il libretto, di 40 pagine, comprende un'ampia prefazione, la grammatica con le 16 regole, un vocabolario di circa 900 radici ed esperimenti linguistici di traduzione e anche di composizione originale in prosa e in poesia.

  

“… tirò giù dagli scaffali tutti i libri che aveva nelle diverse lingue – vocabolari, grammatiche, saggi, romanzi, se li dispose intorno a portata di mano e prese a compulsarli metodicamente, raffrontando schiere di parole: giacché aveva pensato che sarebbe stato più pratico, per sé e per gli altri, trovarli già fatti i suoi suffissi, anziché inventarli di sana pianta.

Teneva pronto, per annotarvi il frutto di queste ricerche, un grosso quaderno appositamente inaugurato.

Cominciò dalla parola dell’insegna dorata: “Pasticceria”, che subito gli ricordava la analoga tedesca Konditorei… E poi le altre: Bacherei=panificio: Brauerei=birreria, Bucherei=libreria, … in tutte era ben visibile il suffisso di luogo ei. Ed in tedesco ei significava “uovo”, che è la cellula iniziale di molte creature… un segno propizio!

Esisteva quel suffisso in altre lingue, con lo stesso senso? Si, il padre greco ne abbondava. Soddisfatto Ludoviko scrisse sul suo quaderno il suo primo suffisso ei, annotandovi vicino : “indica il luogo fatto per alloggiare cose o persone; oppure anche per ospitare una determinata attività”.

Adesso doveva procedere con le sue gambe… Vediamo, pensiamo… C’è qualche numerosa categoria di parole che si potrebbe far derivare da un’altra con un suffisso? Ma certo! Il femminile  dal maschile, così come la Donna deriva dalla costola dell’Uomo… E tutte le lingue concordemente offrono il suffisso in come soluzione:

Il latino: rex-regina; gallus-gallina;

Il greco: eroe-eroina; leone; lupo;

Il tedesco: Arbeiter (operaio) – Arbeiterin; Schuler (scolaro) Schulerin; Enkel (nipote)- Enkelin; Nachbar (vicino)-Nachbarin;

L’italiano: re-regina; gallo-gallina; eroe-eroina; zar-zarina;

Il russo: Graf (conte)-Grafinjie;bog (dio)-boginjia; rab (schiavo)-rabinjia.

Il polacco:bog-bogini; gazda (contadino)-gazdina; prorok (profeta)-prorokina;

Il francese: heros-heroine; roi-reine; tsar-tsarine;

Lo spagnolo: gallo-gallina; heroe-heroina; rey-reina;

L’inglese: heroe-heroine; king(re)-qeen.

Ora Ludoviko fissava la paroletta in, pensando ad altro. L’aveva già incontrata, a che proposito? In quello scatolone sotto il letto aveva stipato articoli interessanti ritagliati dai giornali… Forse li dentro… Con pazienza prese a tirar fuori di lì carte e carte, finché… ecco. Era un articolo che trattava dei principi di forza e di sostanza fondamentali dell’esistenza, per i Cinesi: yang e Yin.

Yang chiamato anche “cielo” – il polo positivo, mascolino, attivo; yin – la “terra” – il polo negativo, femminile, passivo.

… Andiamo avanti. Avanti… Ma un momento! Un momento. Calma. Che cosa c’era che continuava a turbarlo in quella paroletta? Yin: il femminile dei cinesi. In: il suo suffisso del femminile. Ma sì… Ma sì!! Ecco l’evidenza nascosta… Come chiara, come semplice! In, il suo “suffisso del femminile”, poteva indicare da solo anche il “femminile”. Come l’yin dei cinesi. Essere una parola a sé stante, anche.

Senza bisogno di una radice da cui ricevere, per simbiosi, un significato.

Il Dizionario Russo dei sinonimi e contrari. “Ma certo! I contrari! Vediamo…” Sfogliò il dizionario: “alto”=rostom; “basso”=malo-rostom: “utile”=prigodnie; “inutile”=malo-prigodnie; “coraggio”=dusia; “paura”=malo-dusia; “forte”=sil’nyi; “debole”=malo-sil’-nyi… Il prefisso malo (poco) dava il contrario. Nei dizionari di francese e di italiano il prefisso mal c’erà anche e originava – per esempio – le parole francesi malhereux (infelice); malpropre (sporco); malgracieux (ingrato)… e poi le italiane: “malcerto”, “malcontento”, “malcauto”, “malagevole”, “malfermo”, “malsicuro”, “malgarbo”.., Tutte parole che davano la forma positiva togliendo solo mal. Non c’era da esitare: mal sarebbe stato il prefisso dei contrari. E da solo poteva significare contrario-diverso”.

Questo vizio di dare agli altri, come se gli facessero un favore a venire a curarsi da lui, Ludoviko non se lo poteva togliere: al colpito dalla povertà non gli sembrava giusto che fosse imposta anche la sofferenza della malattia, perciò questa doveva essere compensata da chi poteva. Lui poteva e lo faceva: “la giustizia, solo la giustizia tu ricercherai”.

All’inizio del 1888 l’America Society produsse una relazione supplementare, proprio sulla lingvo internacia, a cura del filologo Henry Phillips – membro e segretario del comitato – la quale suonava così:

“L’ultima proposta fatta al pubblico, e quella che appare la più semplice e razionale, è la Lingvo Internacia creta dal Dottor Zamenhof di Varsavia.

I principi su cui essa si fonda sono del tutto esatti: il suo vocabolario non è stato creato secondo la volontà personale o l’arbitrio dell’autore, ma è stato preso dalle lingue francese, tedesca e inglese ed in parte dal latino; e comprende le parole che sono simili in queste lingue: sono stati fatti solo alcuni cambiamenti per l’eufonia.

A causa di ciò e per la sua grammatica, la lingua è mirabilmente facile da apprendere, non presentando alcuna delle frammentazioni e delle lacerazioni del VolapuK (“lingua del mondo” di Schleyer). La grammatica di questa lingua è una delle più semplici, così semplice come quella della nostra lingua (l’inglese); e le regole per la costruzione delle parole sono così chiare e così facili che il vocabolario delle radici ha potuto essere reso assai limitato…

“Il Dottor Zamenhof, che scrive sotto il nome di Dottor Esperanto, è assai modesto nelle sue richieste e propone la sua lingua alla critica del pubblico per la durata di un anno, prima di darle la sua forma definitiva. Dopo quest’ultima revisione egli intende presentare la lingua per l’impiego di tutti.

Egli chiede ai suoi lettori di promettere di imparare la lingua solo allorquando 10 milioni di persone avranno fatto la stessa promessa. Io spero che la revisione definitiva della lingvo internacia condurrà all’eliminazione degli errori che ho mostrato; e che tutto il mondo possa dare con coraggio la promessa richiesta.”

  

La  lingua universale non poteva essere:

a. né una lingua esistente (parlata o scritta)

b. Ne una lingua esistente semplificata

c. ne una lingua artificiale.

 

Doveva essere:

a. di facile apprendimento (facile grammatica – facile vocabolario)

b. capace di esprimere il pensiero umano in tutti i campi

c. capace di evolversi naturalmente

 

dichiarazione dell’esperantismo

Giacché molti hanno una falsa idea dell’essenza dell’Esperantismo, noi firmatari, rappresentanti dell’Esperantismo in diversi paesi del mondo, convenuti al Congersso Internazionale Esperantista in Boulogne-sur-Mer, troviamo necessario – giusta la proposta dell’autore della lingua Esperanto – dare i seguenti chiarimenti:

1. l’Esperantismo è il movimento volto a diffondere in tutto il mondo l’uso di una lingua neutrale umana che  “senza cercare di interferire nella vita interna dei popoli e senza mirare a estromettere le esistenti lingue nazionali” – permetterebbe agli uomini di diverse nazioni di comprendersi tra di loro; potrebbe servire come lingua pacificatrice delle pubbliche istituzioni in quei paesi in cui diverse nazionalità contendono tra loro per la lingua. In essa potrebbero essere pubblicate quelle opere che hanno eguale interesse per tutti i popoli. Qualsiasi altra idea o speranza, che questo o quell’esperantista collega con l’Esperantismo, sarà cosa sua strettamente privata, per la quale l’Esperantismo non risponde.

2. Poiché attualmente tutti gli studiosi del mondo riconoscono che una lingua internazionale può essere solo una lingua pianificata e dato che tutte le numerose prove fatte nel corso degli ultimi secoli  sono rimaste allo stato di progetti teorici e che una sola lingua – l’Esperanto – si è mostrata finora effettivamente finita, provata completamente e perfettamente viva, gli amici dell’idea di una lingua internazionale, consapevoli che una disputa teorica non condurrebbe a nulla e che la meta può essere raggiunta solo per mezzo di un lavoro pratico, si sono già da tempo raggruppati intorno alla sola lingua Esperanto e lavorano per la sua diffusione e per l’arricchimento della sua letteratura.

3. Poiché l’autore della lingua Esperanto fin dall’inizio ha rifiutato una volta per tutte ogni diritto personale e ogni privilegio legato a tale lingua. l’Esperanto è di conseguenza proprietà di nessuno sia dal punto di vista materiale che da quello morale. Maestro materiale di questa lingua è l’intero mondo e chiunque lo desideri può pubblicare in e su questa lingua qualsiasi opera ed usare la lingua per ogni possibile scopo; mentre maestri spirituali della lingua saranno sempre considerati coloro che dal mondo esperantista verranno riconosciuti come i migliori e più dotati scrittori in questa lingua.

4. L’Esperanto non ammette alcun legislatore personale e non dipende da alcun uomo particolare. Tutte le opinioni e le opere del creatore dell’Esperanto hanno – come le opinioni e le opere di ogni altro esperantista – un  carattere del tutto privato e non obbligatorio per alcuno.

Il solo fondamento della lingua esperanto assolutamente vincolante per tutti gli esperantista è l’opera Fondamento dell’Esperanto, nella quale nessuno ha diritto di fare alcun cambiamento.

Chiunque si sottragga alle regole e ai modelli dati nell’opera citata non potrà mai giustificarsi con le parole “così desidera o consiglia l’autore dell’EsperantO”. Ogni esperantista ha il diritto di esprimere nella maniera che reputa più giusta ogni idea che non possa essere opportunamente espressa per mezzo del contenuto del Fondamento dell’Esperanto – così come si fa in qualsiasi altra lingua.

Tuttavia, per preservare la piena unità della lingua, si raccomanda a tutti gli esperantista di imitare il più possibile quello stile che si trova nelle opere del creatore dell’Esperanto, il quale ha lavorato più di tutti in Esperanto e per l’Esperanto e di esso conosce lo spirito più di qualunque altro.

5. Esperantista si chiama quella persona che conosce e usa la lingua Esperanto in maniera del tutto eguale, quale sia lo scopo per cui la usa. L’appartenenza a questa o a quella attiva società esperantista è raccomandabile, ma non obbligatoria, per ogni esperantista…

 

Discorso di L. Zamenhof a Boulogne-sur-Mer

Stimati signore e signori! Io vi saluto, cari “samideani” fratelli e sorelle della grande famiglia umana di tutto il mondo, che siete convenuti da terre vicine e lontane, dalle più diverse nazioni del mondo, per stringervi la mano in nome della grande idea che tutti ci lega…

Saluto anche te, gloriosa terra di Francia e te, bella città di Boulogne-sur-Mer, che avete voluto offrire ospitalità al nostro Congresso.

E grazie di cuore anche a tutte le persone e istituzioni di Parigi, che durante il mio passaggio in quella gloriosa città hanno – a me indirizzandosi – espresso il oro favore alla causa dell’Esperanto… Il signor Ministro della Pubblica Istruzione, il consiglio comunale di Parigi, la Lega francese per l’istruzione e i molti eminenti scienziati di tutte le discipline…

Santo è per noi questo giorno. Il nostro convegno è modesto; il mondo esterno non sa molto di esso e le parole che vengono pronunciate in esso non volano per telegrafo a tutte le città e i paesi del mondo; non si sono radunati né re né ministri per cambiare la carta politica del mondo, non brillano abiti sontuosi né profluvio di alte decorazioni nella nostra sala, non suonano colpi di cannone intorno alla casa modesta in cui noi ci troviamo…

Ma per l’aria di questa sala volano dei suoni misteriosi, suoni molto tenui, non udibili dall’orecchio, ma avvertibili da ogni animo sensibile: sono i suoni di qualcosa di grande che ora sta nascendo.

Per l’aria volano misteriosi fantasmi; gli occhi non li vedono, ma l’animo li sente; sono le immagini di un tempo futuro, di un tempo nuovissimo.

Questi fantasmi voleranno via nel mondo, prenderanno corpo e si fortificheranno e i nostri figli e nipoti li potranno vedere, sentire e godere.

Nella piccola città della costa francese sono convenuti uomini delle più diverse terre e nazioni; ed essi si incontrano non come dei muti e dei sordi, ma si comprendono l’uno con l’altro, si parlano l’uno con l’altro come fratelli, come membri di una sola nazione.

Spesso si riuniscono a convegno persone di nazioni diverse e si comprendono tra di loro; ma quale immensa differenza esiste fra il loro comprendersi e il nostro!

Là si comprendono soltanto una piccolissima parte dei convenuti, che hanno avuto la possibilità di dedicare moltissimo tempo e moltissimo denaro all’apprendimento delle lingue straniere.

Tutti gli altri partecipano al convegno solo con il loro corpo, non con la loro testa: mentre nel nostro convegno si comprendono l’uno con l’altro tutti i partecipanti… chiunque ci comprende facilmente soltanto che desideri comprenderci… e né povertà, né mancanza di tempo chiudono ad alcuno gli orecchi per le nostre parole…

Là, la reciproca comprensione si ottiene in modo non naturale, offensivo e ingiusto, poiché là il membro di una nazione si umilia davanti al membro di un’altra, parla la lingua di lui, disprezzando la propria, balbetta e arrossisce e si sente in inferiorità davanti al suo interlocutore, mentre questi si sente forte e fiero; nel nostro convegno non esistono nazioni forti e deboli, privilegiate e non privilegiate, nessuno si umilia, nessuno si sente inferiore; noi tutti stiamo su un fondamento naturale, noi tutti abbiamo gli stessi identici diritti…, noi tutti ci sentiamo membri di una sola nazione, membri di una sola famiglia; e per la prima volta nella storia noi – membri dei più diversi popoli – stiamo l’uno accanto all’altro non come stranieri, non come concorrenti, ma come fratelli che  - non imponendo l’uno all’altro la propria lingua – si comprendono tra loro, non hanno sospetto l’uno dell’altro per un oscurità che li divide, si amano l’un l’altro e si stringono la mano non ipocritamente – come da straniero a straniero – ma come da uomo a uomo…

Dobbiamo dunque essere ben consapevoli di tutta l’importanza del giorno presente… perché oggi – tra le mura ospitali di Boulogne-sur-Mer – non si sono riuniti ne francesi con inglesi, né russi con polacchi, ma uomini con uomini…

Ci siamo oggi riuniti, per mostrare al mondo, con fatti irrefutabili, ciò che il mondo fino ad oggi non voleva credere. Noi mostreremo al mondo che l’intercomprensione fra persone di nazioni diverse è pienamente raggiungibile e che per questo non è affatto necessario che un popolo umili e inghiotta un altro, che le barriere tra i popoli non sono affatto un che di inevitabile ed eterno, che l’intercomprensione fra creature della stessa specie non è un sogno fantastico, bensì un fenomeno perfettamente naturale, che è stato soltanto troppo differito a causa di circostante assai tristi e vergognose--- ma che presto o tardi doveva verificarsi e alla fine si è verificato, che adesso muove ancora i suoi primi passi, ma che – una volta che abbia cominciato a marciare – non si fermerà più e diventerà presto così possente che i nostri nipoti addirittura non crederanno che un tempo era diversamente, che gli uomini, che i re del mondo per secoli non riuscivano a capirsi!

Tentativi di altre lingue.

1880 - Autore Johann Martin Schleyer. Titolo:Volapuk, diwe Weltsprache, Entwurf einer Universalsprache fur alle Gebildeten der ganzen Erde. Editore: Tappen-Sigmaringen (Volapuk, la lingua del mondo, schizzo di una lingua universale per tutti gli istruiti di tutto il mondo).

1886 -  Autore: J.F. Sudre aveva proposto una lingua tutta costituita da vocaboli fatti di note musicali.

 

Casella di testo: una voce per il mondo
Lejzer Zamenhof, Il creatore dell’Esperanto
  
Lo scopo supremo di tutti gli uomini
dovrebbe essere: creare un’umanità armoniosa
(L.Zamenhof al Guildhall di Londra, 1907)
 
Frutto del genio del medico lituano polacco Lejzer Ludwik Zamenhof, essa ha superato il secolo di vita resistendo all’opposizione dell’ignoranza come pure all’ostracismo dei vari regimi totalitari che la considerarono un pericoloso veicolo d’informazione tra le democrazie e i propri popoli privati della libertà.
L. Zamenhof nacque il 15 dicembre 1859 nella città di Bialystok, in Polonia.
A 19 anni elaborò il suo primo progetto di lingua universale e 28 anni quando pubblicò il suo primo opuscolo intitolato "Internacia Lingvo" (1887) sotto lo pseudonimo di Doktoro Esperanto, (nel 1886 si specializzò in oftalmologia e l'anno successivo cominciò ad esercitare in Varsavia).
Quel 1887 fu l'anno in cui sposò Clara Zilbernik e pubblicò un opuscolo col titolo di "Internacia Lingvo", prima in russo, poi in polacco, francese, tedesco e inglese. Il libretto, di 40 pagine, comprende un'ampia prefazione, la grammatica con le 16 regole, un vocabolario di circa 900 radici ed esperimenti linguistici di traduzione e anche di composizione originale in prosa e in poesia.
  
“… tirò giù dagli scaffali tutti i libri che aveva nelle diverse lingue – vocabolari, grammatiche, saggi, romanzi, se li dispose intorno a portata di mano e prese a compulsarli metodicamente, raffrontando schiere di parole: giacché aveva pensato che sarebbe stato più pratico, per sé e per gli altri, trovarli già fatti i suoi suffissi, anziché inventarli di sana pianta.
Teneva pronto, per annotarvi il frutto di queste ricerche, un grosso quaderno appositamente inaugurato.
Cominciò dalla parola dell’insegna dorata: “Pasticceria”, che subito gli ricordava la analoga tedesca Konditorei… E poi le altre: Bacherei=panificio: Brauerei=birreria, Bucherei=libreria, … in tutte era ben visibile il suffisso di luogo ei. Ed in tedesco ei significava “uovo”, che è la cellula iniziale di molte creature… un segno propizio!
Esisteva quel suffisso in altre lingue, con lo stesso senso? Si, il padre greco ne abbondava. Soddisfatto Ludoviko scrisse sul suo quaderno il suo primo suffisso ei, annotandovi vicino : “indica il luogo fatto per alloggiare cose o persone; oppure anche per ospitare una determinata attività”.
Adesso doveva procedere con le sue gambe… Vediamo, pensiamo… C’è qualche numerosa categoria di parole che si potrebbe far derivare da un’altra con un suffisso? Ma certo! Il femminile  dal maschile, così come la Donna deriva dalla costola dell’Uomo… E tutte le lingue concordemente offrono il suffisso in come soluzione:
Il latino: rex-regina; gallus-gallina;
Il greco: eroe-eroina; leone; lupo;
Il tedesco: Arbeiter (operaio) – Arbeiterin; Schuler (scolaro) Schulerin; Enkel (nipote)- Enkelin; Nachbar (vicino)-Nachbarin;
L’italiano: re-regina; gallo-gallina; eroe-eroina; zar-zarina;
Il russo: Graf (conte)-Grafinjie;bog (dio)-boginjia; rab (schiavo)-rabinjia.
Il polacco:bog-bogini; gazda (contadino)-gazdina; prorok (profeta)-prorokina;
Il francese: heros-heroine; roi-reine; tsar-tsarine;
Lo spagnolo: gallo-gallina; heroe-heroina; rey-reina;
L’inglese: heroe-heroine; king(re)-qeen.
Ora Ludoviko fissava la paroletta in, pensando ad altro. L’aveva già incontrata, a che proposito? In quello scatolone sotto il letto aveva stipato articoli interessanti ritagliati dai giornali… Forse li dentro… Con pazienza prese a tirar fuori di lì carte e carte, finché… ecco. Era un articolo che trattava dei principi di forza e di sostanza fondamentali dell’esistenza, per i Cinesi: yang e Yin.
Yang chiamato anche “cielo” – il polo positivo, mascolino, attivo; yin – la “terra” – il polo negativo, femminile, passivo.
… Andiamo avanti. Avanti… Ma un momento! Un momento. Calma. Che cosa c’era che continuava a turbarlo in quella paroletta? Yin: il femminile dei cinesi. In: il suo suffisso del femminile. Ma sì… Ma sì!! Ecco l’evidenza nascosta… Come chiara, come semplice! In, il suo “suffisso del femminile”, poteva indicare da solo anche il “femminile”. Come l’yin dei cinesi. Essere una parola a sé stante, anche.
Senza bisogno di una radice da cui ricevere, per simbiosi, un significato.
Il Dizionario Russo dei sinonimi e contrari. “Ma certo! I contrari! Vediamo…” Sfogliò il dizionario: “alto”=rostom; “basso”=malo-rostom: “utile”=prigodnie; “inutile”=malo-prigodnie; “coraggio”=dusia; “paura”=malo-dusia; “forte”=sil’nyi; “debole”=malo-sil’-nyi… Il prefisso malo (poco) dava il contrario. Nei dizionari di francese e di italiano il prefisso mal c’erà anche e originava – per esempio – le parole francesi malhereux (infelice); malpropre (sporco); malgracieux (ingrato)… e poi le italiane: “malcerto”, “malcontento”, “malcauto”, “malagevole”, “malfermo”, “malsicuro”, “malgarbo”.., Tutte parole che davano la forma positiva togliendo solo mal. Non c’era da esitare: mal sarebbe stato il prefisso dei contrari. E da solo poteva significare contrario-diverso”.
Questo vizio di dare agli altri, come se gli facessero un favore a venire a curarsi da lui, Ludoviko non se lo poteva togliere: al colpito dalla povertà non gli sembrava giusto che fosse imposta anche la sofferenza della malattia, perciò questa doveva essere compensata da chi poteva. Lui poteva e lo faceva: “la giustizia, solo la giustizia tu ricercherai”.
All’inizio del 1888 l’America Society produsse una relazione supplementare, proprio sulla lingvo internacia, a cura del filologo Henry Phillips – membro e segretario del comitato – la quale suonava così:
“L’ultima proposta fatta al pubblico, e quella che appare la più semplice e razionale, è la Lingvo Internacia creta dal Dottor Zamenhof di Varsavia.
I principi su cui essa si fonda sono del tutto esatti: il suo vocabolario non è stato creato secondo la volontà personale o l’arbitrio dell’autore, ma è stato preso dalle lingue francese, tedesca e inglese ed in parte dal latino; e comprende le parole che sono simili in queste lingue: sono stati fatti solo alcuni cambiamenti per l’eufonia.
A causa di ciò e per la sua grammatica, la lingua è mirabilmente facile da apprendere, non presentando alcuna delle frammentazioni e delle lacerazioni del VolapuK (“lingua del mondo” di Schleyer). La grammatica di questa lingua è una delle più semplici, così semplice come quella della nostra lingua (l’inglese); e le regole per la costruzione delle parole sono così chiare e così facili che il vocabolario delle radici ha potuto essere reso assai limitato…
“Il Dottor Zamenhof, che scrive sotto il nome di Dottor Esperanto, è assai modesto nelle sue richieste e propone la sua lingua alla critica del pubblico per la durata di un anno, prima di darle la sua forma definitiva. Dopo quest’ultima revisione egli intende presentare la lingua per l’impiego di tutti.
Egli chiede ai suoi lettori di promettere di imparare la lingua solo allorquando 10 milioni di persone avranno fatto la stessa promessa. Io spero che la revisione definitiva della lingvo internacia condurrà all’eliminazione degli errori che ho mostrato; e che tutto il mondo possa dare con coraggio la promessa richiesta.”
  
La  lingua universale non poteva essere:
a. né una lingua esistente (parlata o scritta)
b. Ne una lingua esistente semplificata
c. ne una lingua artificiale.
 
Doveva essere:
a. di facile apprendimento (facile grammatica – facile vocabolario)
b. capace di esprimere il pensiero umano in tutti i campi
c. capace di evolversi naturalmente
 
dichiarazione dell’esperantismo
Giacché molti hanno una falsa idea dell’essenza dell’Esperantismo, noi firmatari, rappresentanti dell’Esperantismo in diversi paesi del mondo, convenuti al Congersso Internazionale Esperantista in Boulogne-sur-Mer, troviamo necessario – giusta la proposta dell’autore della lingua Esperanto – dare i seguenti chiarimenti:
1. l’Esperantismo è il movimento volto a diffondere in tutto il mondo l’uso di una lingua neutrale umana che  “senza cercare di interferire nella vita interna dei popoli e senza mirare a estromettere le esistenti lingue nazionali” – permetterebbe agli uomini di diverse nazioni di comprendersi tra di loro; potrebbe servire come lingua pacificatrice delle pubbliche istituzioni in quei paesi in cui diverse nazionalità contendono tra loro per la lingua. In essa potrebbero essere pubblicate quelle opere che hanno eguale interesse per tutti i popoli. Qualsiasi altra idea o speranza, che questo o quell’esperantista collega con l’Esperantismo, sarà cosa sua strettamente privata, per la quale l’Esperantismo non risponde.
2. Poiché attualmente tutti gli studiosi del mondo riconoscono che una lingua internazionale può essere solo una lingua pianificata e dato che tutte le numerose prove fatte nel corso degli ultimi secoli  sono rimaste allo stato di progetti teorici e che una sola lingua – l’Esperanto – si è mostrata finora effettivamente finita, provata completamente e perfettamente viva, gli amici dell’idea di una lingua internazionale, consapevoli che una disputa teorica non condurrebbe a nulla e che la meta può essere raggiunta solo per mezzo di un lavoro pratico, si sono già da tempo raggruppati intorno alla sola lingua Esperanto e lavorano per la sua diffusione e per l’arricchimento della sua letteratura.
3. Poiché l’autore della lingua Esperanto fin dall’inizio ha rifiutato una volta per tutte ogni diritto personale e ogni privilegio legato a tale lingua. l’Esperanto è di conseguenza proprietà di nessuno sia dal punto di vista materiale che da quello morale. Maestro materiale di questa lingua è l’intero mondo e chiunque lo desideri può pubblicare in e su questa lingua qualsiasi opera ed usare la lingua per ogni possibile scopo; mentre maestri spirituali della lingua saranno sempre considerati coloro che dal mondo esperantista verranno riconosciuti come i migliori e più dotati scrittori in questa lingua.
4. L’Esperanto non ammette alcun legislatore personale e non dipende da alcun uomo particolare. Tutte le opinioni e le opere del creatore dell’Esperanto hanno – come le opinioni e le opere di ogni altro esperantista – un  carattere del tutto privato e non obbligatorio per alcuno.
Il solo fondamento della lingua esperanto assolutamente vincolante per tutti gli esperantista è l’opera Fondamento dell’Esperanto, nella quale nessuno ha diritto di fare alcun cambiamento.
Chiunque si sottragga alle regole e ai modelli dati nell’opera citata non potrà mai giustificarsi con le parole “così desidera o consiglia l’autore dell’EsperantO”. Ogni esperantista ha il diritto di esprimere nella maniera che reputa più giusta ogni idea che non possa essere opportunamente espressa per mezzo del contenuto del Fondamento dell’Esperanto – così come si fa in qualsiasi altra lingua.
Tuttavia, per preservare la piena unità della lingua, si raccomanda a tutti gli esperantista di imitare il più possibile quello stile che si trova nelle opere del creatore dell’Esperanto, il quale ha lavorato più di tutti in Esperanto e per l’Esperanto e di esso conosce lo spirito più di qualunque altro.
5. Esperantista si chiama quella persona che conosce e usa la lingua Esperanto in maniera del tutto eguale, quale sia lo scopo per cui la usa. L’appartenenza a questa o a quella attiva società esperantista è raccomandabile, ma non obbligatoria, per ogni esperantista…
 
Discorso di L. Zamenhof a Boulogne-sur-Mer
Stimati signore e signori! Io vi saluto, cari “samideani” fratelli e sorelle della grande famiglia umana di tutto il mondo, che siete convenuti da terre vicine e lontane, dalle più diverse nazioni del mondo, per stringervi la mano in nome della grande idea che tutti ci lega…
Saluto anche te, gloriosa terra di Francia e te, bella città di Boulogne-sur-Mer, che avete voluto offrire ospitalità al nostro Congresso.
E grazie di cuore anche a tutte le persone e istituzioni di Parigi, che durante il mio passaggio in quella gloriosa città hanno – a me indirizzandosi – espresso il oro favore alla causa dell’Esperanto… Il signor Ministro della Pubblica Istruzione, il consiglio comunale di Parigi, la Lega francese per l’istruzione e i molti eminenti scienziati di tutte le discipline…
Santo è per noi questo giorno. Il nostro convegno è modesto; il mondo esterno non sa molto di esso e le parole che vengono pronunciate in esso non volano per telegrafo a tutte le città e i paesi del mondo; non si sono radunati né re né ministri per cambiare la carta politica del mondo, non brillano abiti sontuosi né profluvio di alte decorazioni nella nostra sala, non suonano colpi di cannone intorno alla casa modesta in cui noi ci troviamo…
Ma per l’aria di questa sala volano dei suoni misteriosi, suoni molto tenui, non udibili dall’orecchio, ma avvertibili da ogni animo sensibile: sono i suoni di qualcosa di grande che ora sta nascendo.
Per l’aria volano misteriosi fantasmi; gli occhi non li vedono, ma l’animo li sente; sono le immagini di un tempo futuro, di un tempo nuovissimo.
Questi fantasmi voleranno via nel mondo, prenderanno corpo e si fortificheranno e i nostri figli e nipoti li potranno vedere, sentire e godere.
Nella piccola città della costa francese sono convenuti uomini delle più diverse terre e nazioni; ed essi si incontrano non come dei muti e dei sordi, ma si comprendono l’uno con l’altro, si parlano l’uno con l’altro come fratelli, come membri di una sola nazione.
Spesso si riuniscono a convegno persone di nazioni diverse e si comprendono tra di loro; ma quale immensa differenza esiste fra il loro comprendersi e il nostro!
Là si comprendono soltanto una piccolissima parte dei convenuti, che hanno avuto la possibilità di dedicare moltissimo tempo e moltissimo denaro all’apprendimento delle lingue straniere.
Tutti gli altri partecipano al convegno solo con il loro corpo, non con la loro testa: mentre nel nostro convegno si comprendono l’uno con l’altro tutti i partecipanti… chiunque ci comprende facilmente soltanto che desideri comprenderci… e né povertà, né mancanza di tempo chiudono ad alcuno gli orecchi per le nostre parole…
Là, la reciproca comprensione si ottiene in modo non naturale, offensivo e ingiusto, poiché là il membro di una nazione si umilia davanti al membro di un’altra, parla la lingua di lui, disprezzando la propria, balbetta e arrossisce e si sente in inferiorità davanti al suo interlocutore, mentre questi si sente forte e fiero; nel nostro convegno non esistono nazioni forti e deboli, privilegiate e non privilegiate, nessuno si umilia, nessuno si sente inferiore; noi tutti stiamo su un fondamento naturale, noi tutti abbiamo gli stessi identici diritti…, noi tutti ci sentiamo membri di una sola nazione, membri di una sola famiglia; e per la prima volta nella storia noi – membri dei più diversi popoli – stiamo l’uno accanto all’altro non come stranieri, non come concorrenti, ma come fratelli che  - non imponendo l’uno all’altro la propria lingua – si comprendono tra loro, non hanno sospetto l’uno dell’altro per un oscurità che li divide, si amano l’un l’altro e si stringono la mano non ipocritamente – come da straniero a straniero – ma come da uomo a uomo…
Dobbiamo dunque essere ben consapevoli di tutta l’importanza del giorno presente… perché oggi – tra le mura ospitali di Boulogne-sur-Mer – non si sono riuniti ne francesi con inglesi, né russi con polacchi, ma uomini con uomini…
Ci siamo oggi riuniti, per mostrare al mondo, con fatti irrefutabili, ciò che il mondo fino ad oggi non voleva credere. Noi mostreremo al mondo che l’intercomprensione fra persone di nazioni diverse è pienamente raggiungibile e che per questo non è affatto necessario che un popolo umili e inghiotta un altro, che le barriere tra i popoli non sono affatto un che di inevitabile ed eterno, che l’intercomprensione fra creature della stessa specie non è un sogno fantastico, bensì un fenomeno perfettamente naturale, che è stato soltanto troppo differito a causa di circostante assai tristi e vergognose--- ma che presto o tardi doveva verificarsi e alla fine si è verificato, che adesso muove ancora i suoi primi passi, ma che – una volta che abbia cominciato a marciare – non si fermerà più e diventerà presto così possente che i nostri nipoti addirittura non crederanno che un tempo era diversamente, che gli uomini, che i re del mondo per secoli non riuscivano a capirsi!
Tentativi di altre lingue.
1880 - Autore Johann Martin Schleyer. Titolo:Volapuk, diwe Weltsprache, Entwurf einer Universalsprache fur alle Gebildeten der ganzen Erde. Editore: Tappen-Sigmaringen (Volapuk, la lingua del mondo, schizzo di una lingua universale per tutti gli istruiti di tutto il mondo).
1886 -  Autore: J.F. Sudre aveva proposto una lingua tutta costituita da vocaboli fatti di note musicali.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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