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Perché abbiamo avanzato questa proposta
La proposta scaturisce dalla pratica del judo, non che si voglia che tutti facciano judo (il judo non è per tutti)
è solo che affrontando il judo ci si imbatte in determinate situazioni che fanno riflettere.
Nella mia palestra a volte arrivano dei ragazzi che dicono: ‘vorrei fare judo’, ‘ va bene ’
ma poi ci accorgiamo che essi, non avendo un corpo che ha vissuto un’attività motoria
(ancor prima di una corretta attività motoria),
falliscono in quello che avrebbero voluto fare.
Attività e sedentarietà
Non sono lontani i tempi quando si andava a fare il bagno nel fiume (cosa che comunque oggi sconsiglierei a mia figlia) o si correva in mezzo ai ruderi di un paese abbandonato, ma sembra che oggi, tali attività, siano state sostituite da tv, play station e pc, attività che impegnano soprattutto la mente, al posto di quelle che coinvolgono il corpo nella sua globalità.
Si dice che in un percorso educativo sarebbe bene iniziare dal corpo in quanto è quello che ci mette di più a comprendere (prendere con se), mentre il sentimento, con le sue leggi misteriose, arriva a capire quando vuole, la mente che afferra subito il ragionamento apparente e visivo capisce subito, per cui non serve all’inizio è può benissimo essere presa in considerazione più in là.
Qualche decina di anni fa la formazione fisica era veramente diversa, era difficile trovare un bambino o ragazzo che non sapesse correre, saltare ed arrampicarsi su un albero, quello che si nota adesso invece è che queste caratteristiche motorie sono cambiate, oggi è più facile trovare bambini che sanno tutto di pokemon e chat ma non conoscono l’uso del corpo, questo compagno con il quale dovremmo trascorrere tutta la nostra vita.
Sono ragazzi che non si muovono come dovrebbero, che si ammalano più spesso di quelli che praticano regolarmente un’attività motoria se non sportiva, che sono più inclini alla noia che al fare, che sono più impacciati nelle relazioni con i coetanei, che si lasciano andare maggiormente ad abusi e vizi, che cercano di imporsi sugli altri in quanto sanno male gestire un rapporto.
Le scelte del bambino
E’ chiaro che il bambino, prima della sua maturità, cioè nella sua capacità di intendere e di volere, non è in grado di scegliere, è competenza dei genitori scegliere per loro e quindi è gioco forza che questi ultimi si formino delle competenze almeno su quali sono gli scopi dell’attività che praticheranno, chi è l’insegnante ed in che ambiente si troverà a praticare.
Il coinvolgimento che il bambino sente da parte della disponibilità del genitore, dell’insegnante, ecc. , lo traduce in termini di serietà e senso di responsabilità.
Quello che voglio dire è che il bambino o ragazzo che sia, deve essere seguito nelle scelte e nelle attività che pratica perché tutto ciò contribuirà alla formazione della sua personalità.
Riuscire nello sport
Una ragazza o ragazzo (fascia 12-18 ma anche più) che arriva in palestra, in un campo di calcio, in piscina e chiede di praticare quello sport spesso si trova in difficoltà .
E’ difficile praticare uno sport che necessità di capacità tecniche senza aver prima guadagnato le opportune competenze motorie di base.
E’ come se volessimo far correre qualcuno che ancora non ha imparato a camminare.
Un particolare non trascurabile nel praticare un attività, motoria o sportiva che sia, è legata, come tutte le attività della vita, alla soddisfazione che possiamo trarre da essa.
Il bambino o ragazzo che sia, il quale pratica una attività, deve riuscire in quello che fa, certo, mettendolo sempre davanti a piccole difficoltà che deve superare altrimenti non crescerà.
Non riuscendo, non trarrà soddisfazione dall’attività e verrà a mancare questa gioia della pratica.
Se le difficoltà sono insuperabili il tempo passa ma la crescita non si vede: smette di praticare.
L’alimentazione, tempo e riposo
Anche l’alimentazione è una di quelle cose collegate alla possibilità e capacità motorie
Tempo fa con un papà: ‘Vorrei che mio figlio (5 anni) si muovesse un po’, dato che è come me in piccolo (il papà non è certo un’alice).
Ma perché chiedo io.
Perché mangia male risponde.
Come mangia male, diciamo che viene nutrito male: mica ad un bambino di 5 anni gli metto in mano 10 euro è lo invito ad andare a mangiare ciò che vuole! O no!
Il mangiare troppo non serve, il mangiare fuori orario nemmeno, a mangiare si educa.
Il ragazzo deve muoversi e sudare perché il movimento avvia e facilita i processi interni altrimenti si innescano una serie di accumuli che, non subito, ma il corpo inizia ad accusare alle soglie degli anta, a volte degli enta.
Pensiamo, ad esempio, alle occasioni sfumate nell’avere un corpo gracile o abbondante, meno resistente agli sforzi e meno incline alle attività che richiedono il coinvolgimento fisico.
Ma anche il bere: si beve quando si ha sete (a volte per piacere ma non risponde ad una necessità del corpo) e ciò che serve, ricordando sempre che l’acqua (anche di condotta, per quanto sappia di amuchina), è sempre più gradita al corpo che non un comune succo di frutta.
Anche il sonno e gli orari hanno la loro importanza: ci sono orari per fare certe cose, altri per fare altre cose, diciamo, a grosse linee, che il bambino vive più di giorno che di notte, l’adulto, può svolgere faccende anche in altri orari preclusi al bambino.
Genitori
Quante volte i genitori sono riluttanti a trascorrere un pomeriggio insieme al proprio figliolo nell’ambiente che pratica.
Questo pregiudica, ancora prima del risultato, la consapevolezza di nostro figlio che non riuscirà a capire le finalità dell’intervento.
Il ragazzo che va male a scuola lo si punisce, nella maggior parte dei casi, sottraendogli l’attività sportiva.
Questa azione ha dei risvolti che proverei ad accennare:
- negazione di un ambiente consono alle sue attitudini.
- si arreca un danno al gruppo in cui il ragazzo pratica.
- interruzione del percorso formativo.
- mancata instaurazione del rapporto ragazzo/insegnante.
- senso di disprezzo nei confronti del genitore.
Molte volte il ragazzo riesce meglio nello sport cha a scuola, ma consideriamo pure, come dicevamo prima, che un attività che coinvolge il corpo nella sua interezza è meglio accettata nell’età che va dai 3/4 ai 16/18 anni.
Rispettare l’impegno preso
Diamo come assunto che nella vita non possiamo far tutto e fare molte cose non serve.
E’ vero che bisogna sperimentare per capire ma ci sono cose che posso essere sperimentate accompagnati, altre non possono essere sperimentate.
Ma ci sono anche altri mezzi che comunque possono già dare un’idea dell’attività che reputo valga la scelta: utilizzare i mezzi d’informazione, informarsi sulle strutture disponibili (più o meno vicine) recarsi presso la struttura, scambiare due parole con l’insegnante, partecipare alle proposte come questa.
Questo fornisce già un quadro sia per il genitore che per il ragazzo, sufficiente per poter avanzare una scelta.
Per tornare al discorso dell’impegno, esso, quando viene preso, è necessario mantenerlo almeno sino al compimento di un ciclo più o meno a termine.
Si dice: ‘ gli impegni non si prendono, a meno che non vogliamo rispettarli ’.