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Filmografia

 

 

 

Da    Akira Kurosawa - L'Ultimo Samurai, Quasi un autobiografia                                

 

"Sugata Sanshiro" 1943

 

Casella di testo:

 

Le riprese del film iniziarono in esterni a Yokohama nel 1942.

La prima inquadratura che girai fu quella di Sanshiro che,

insieme al suo maestro Yano Shogoro sale la lunga scalinata di pietra

di un tempio scintoista.

La seconda inquadratura mostrava quel che l’esperto di judo

e il suo maestro vedevano sulla sommità della scalinata:

una ragazza di spalle che prega davanti l’altare del tempio.

E’ la figlia di Hanshiro Murai, l’avversario di Sanshiro nell’incontro indetto

dalla polizia locale, e sta pregando per suo padre.

 

In una scena del film accade questo: in reazione ad una lavata di capo che riceve Sanshiro protesta che è disposto a tutto, anche a morire per il maestro, e d’impulso si getta dalla finestra nello stagno sottostante. Pur di non chiedere scusa, è disposto a passare l’intera notte nell’acqua fredda, aggrappato ad un palo; ma all’alba assiste a un evento magico: sotto i suoi occhi si schiudono dei fiori di loto con un leggero fruscio. Anni dopo incontrai l’attore Fujita che mi portò le critiche di un collega: secondo lui i fiori di loto non si aprono di notte e non fanno nessun rumore. Ma io sapevo bene quello che facevo. Nel film è l’alba quando Sanshiro osserva lo strano fenomeno dei fiori che si aprono, non la notte. Quanto al misterioso fruscio dei petali, ne avevo sentito parlare: così una mattina mi ero alzato prima dell’alba ed ero andato a fare un giro nello stagno di Shinobazu, a Ueno. Quel rumore meraviglioso – una sorte di esplosione in miniatura - l’avevo sentito per davvero. Comunque stiano le cose nella realtà, il senso della scena che ho filmato è indipendente dal rumore dei petali che si schiudono all’alba.

Le scienze naturali non c’entrano, è una questione estetica.

C’è un famoso haiku di Basho: Un vecchio stagno – Una rana si tuffa – rumore dell’acqua.

Se uno lo legge e pensa: “Bè, è naturale che se una rana salta nello stagno fa un rumore”, semplicemente non ha sensibilità per gli haiku.

 

La stessa cosa vale per la scena del mio film: se uno trova strano che Sanshiro senta un suono meraviglioso quando si schiudono i fiori di loto, semplicemente non capisce il cinema.

C’è della gente così anche tra i critici.

A volte dicono delle cose talmente a sproposito da dare l’impressione di essere posseduti da qualche demone.

Per i critici immagino non ci sia niente da fare, ma trovare gente simile tra i cineasti sarebbe davvero il colmo.

Comunque girare Sugata Sanshiro fu davvero un piacere…, ogni notte andavo a letto con la voglia di riprendere il giorno dopo… tutta la mia troupe si prodigò al massimo, scenografi e costumisti non fecero mai problemi per il fatto che i mezzi scarseggiavano. Facendo questo film non ebbi l’impressione di scalare una parete scoscesa, ma di una piacevolissima scampagnata.

Ma in Sugata Sanshiro c’è una canzone che dice così: Coraggioso mentre vai, Pauroso mentre torni.

E così fu, seguivo la pista tra le montagne fino a che incontrai il tratto scosceso che dovevo scalare. Nella scena madre del film quando Sanshiro e Gennosuke Higaki si sfidano a morte nella pianura di Ukyo-gahara. Ci voleva un campo battuto dal vento e scegliemmo di girare nella pianura di Sengokuhara, tra le montagne di Hakone un luogo famoso per i suoi venti, ma incontrammo un periodo di insolita calma e per tre giorni restammo a guardare, poi, di colpo, alzatosi il vento ci trovammo in mezzo al più movimentato dei film d’azione.